mercoledì 19 settembre 2012

Francigena: Lazio

 Siamo arrivati all'ultima puntata della nostra avventura. Passata la cittadina di Radicofani entriamo ufficialmente nel Lazio.
Nel nostro "pellegrinare" godiamo della pace dei monasteri. Ma per quanto ancora? Ad Acquapendente, nell'ex convento dei Cappuccini, sono rimaste solo due suore e per lo più in età avanzata.
 
Chiostro dell'ex convento dei Cappuccini
 Sempre ad Acquapendente visitiamo la bellissima cripta della cattedrale che con le sue colonne e i suoi archi rammenta un palmeto mediterraneo: un'immagine proveniente dalla Terrasanta e qui riportata dai pellegrini in transito.
Cripta della Basilica di Acquapendente
Bolsena, in festa per S. Cristina, ci accoglie con la pioggia
Tra i vicoli di Bolsena
 ma ci saluta con un sole sfolgorante
Lago di Bolsena visto dalla Rocca dei Papi (Montefiascone)
Le tracce "romane" che ci hanno accompagnato in questa lunga avventura, Fin da Canterbury, si fanno sempre più evidenti. E così camminiamo per lunghi tratti sulla via Cassia antica, uno splendido esempio di efficienza, grazia e durata: ha più di 2000 anni e non li dimostra! Perchè le nostre costruzioni non hanno durate simili?
Sulla Cassia antica
 Viterbo ci accoglie con il suo palazzo dei Papi

Viterbo - Palazzo dei Papi

Capranica con il suo borgo medievale
Capranica - Borgo medievale

Poi ci appare Sutri una cittadina bellissima fatta di tufo e nel tufo:
Sutri - Fontana
Sutri - Anfiteatro

E ci sorprendiamo quando, lungo la via Cassia (moderna), scopriamo di rappresentare un autentico pericolo per gli automobilisti: e pensare che noi eravamo convinti del contrario!

Facciamo veramente paura!
Ma finalmente dopo più di 2000 km eccoci a Roma: è il 29 luglio 2012.

Roma - Piazza S. Pietro



E alla fine un saluto e un augurio perchè ognuno possa sperimentare la bellezza del camminare libero attraverso la propria esistenza.
Andiamo senza turbare
la luce che sorge e il canto
degli uccelli lungo la via.

Andiamo col passo del Pellegrino,
nel sacco appena un tozzo di pane
che inzupperemo all’acqua di fonte
sull’altipiano: la necessaria
eucarestia di Natura
avanti di assiderci a sera
per l’ultima Cena.

E come usavano gli antichi oranti
dal “Tetto del mondo”, ognuno
appenda al proprio bastone
il velo della sua sospirata preghiera
e il vento la porti
nella direzione che vuole.

Andiamo leggeri, prodigiosamente leggeri,
per non offender la terra,
e nulla àlteri il ritmo
del misurato respiro.
………..
(D.M Turoldo –La ballata del pellegrino)


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